• Luca Mignola - Racconti di Juarez del Sud

    Luca Mignola – Racconti di Juarez del Sud

    14.00

    In una città di confine, Juarez del Sud, si lotta per il potere. I contendenti sono grotteschi, malvagi, talvolta insignificanti: uomini e mostri che cercano, con la violenza dei gesti o con quella delle parole, di dominare la città. Ma Juarez del Sud è indomabile e ogni tentativo di abbracciare con lo sguardo le forze che la abitano è un aborto – ogni aborto una disperazione, ogni disperazione una vertigine del desiderio che spinge i contendenti a continuare a tentare. Ed è da uno sbuffo del desiderio che viene fuori una prospettiva, un altro luogo, la città impossibile: Janka sul confine, prima città dionisiaca della Storia. I racconti spingono per frammentarsi e moltiplicarsi: accade così una proliferazione di storie che vogliono parlarsi e che finiscono per generare versioni differenti e spesso contrastanti dello stesso evento. Così, ogni racconto del libro è una forma chiusa e a sé stante e allo stesso tempo una forma aperta e comunicante. Nei temi come nella forma Racconti di Juarez del Sud narra l’impossibilità e la necessità della costruzione. “Questo è il modo in cui accadono le cose, tutto si dispiega davanti agli occhi dell’osservatore, che non vede niente”.

  • Vocabolario minimo delle parole inventate – AA.VV.

    Vocabolario minimo delle parole inventate – AA.VV.

    14.00

    Di solito le parole sono gli strumenti che gli scrittori usano per creare e animare i loro mondi: mondi ancora inesistenti che si servono di parole esistenti per essere narrati. Nel Vocabolario minimo delle parole inventate è come se questo rapporto si invertisse e i mondi degli scrittori, i loro racconti, diventassero il mezzo per dare vita a nuove parole: parole inventate che si servono di mondi immaginari per essere dette, scritte, narrate.

    Un esperimento letterario polifonico in cui ventidue scrittori italiani della litweb si confrontano in modo eterogeneo con il racconto di una parola da loro stessi inventata per comporre un nuovo lessico che rende esprimibile ciò che fino a un momento prima è stato inespresso.

    A cura di Luca Marinelli.

  • Eduardo Savarese - Il tempo di morire

    Eduardo Savarese – Il tempo di morire

    14.00

    C’è un tempo per morire e di morire per ognuno di noi, difficile pensarci e difficile ancor più parlarne, perché di morte non si parla, nonostante sia la fine che attende tutti. Il testo di Savarese, invece, disseziona il tema della morte: morte prematura, morte improvvisa, suicidio, eutanasia, nutrizione artificiale, dignità e santità della morte. In un andirivieni continuo tra racconto autobiografico e trattazione saggistica, le pagine di Savarese, con grande levità di toni, pongono dubbi e cercano risposte da una prospettiva che è, insolitamente, al contempo laica e religiosa. Il tempo di morire dà un esempio e un contributo concreti a uno degli obiettivi perseguiti dall’autore: la creazione di una cultura della morte.

  • Mirko Floria - Storia di un tale

    Mirko Floria – Storia di un tale

    14.00

    Qual è la realtà, quale la finzione? Impossibile a dirsi se le storie che si scrivono diventano più vere di quelle che si vivono. A Boris questo accade da quando è uscito dalla realtà della sua vita per entrare in quella dei quaderni che scrive. Ma a un tratto qualcosa squarcia il velo che separa i due mondi e incrina le certezze di Boris sulla sua identità: l’incontro con il figlio Sergio, abbandonato dieci anni prima. Boris si accorge di essere lui stesso quel tale dalla cui storia sta sfuggendo e si domanda se sia ancora possibile modificare il corso degli eventi. Ma siamo sicuri che Boris sia davvero l’autore della storia che abbiamo letto o altri non è che un riflesso? Un gioco di specchi in cui la realtà si confonde con la sua immagine riflessa. Una metanarrazione che mette in scena il processo della scrittura e lo rende protagonista.

  • Davide Morganti - Il cadavere di Nino Sciarra

    Davide Morganti – Il cadavere di Nino Sciarra

    14.00

    I fratelli Sciarra, siciliani trapiantati a Napoli, sono morti. Un uomo ha il compito di entrare in casa e recuperarne i corpi. Uno dei cadaveri viene trovato subito; dell’altro non c’è traccia. Oltre la soglia dell’abitazione, cianfrusaglie accatastate, cicche di sigarette, spazzatura, cibo avariato e libri. Soprattutto libri. L’uomo viene inghiottito dalle stanze in cui vaga senza requie e si perde nelle pagine di autori dimenticati. Nel corso della sua vana ricerca, il mondo degli Sciarra prende corpo; quello in cui l’uomo vive, al contrario, perde consistenza, finché le due realtà si confondono con l’universo emerso dai libri. Un romanzo in cui divagare è il solo modo per perseverare nella ricerca. Dopo Caina (Fandango, 2009) e La consonante K (Neri Pozza, 2017), Davide Morganti scrive un’opera enigmatica, in bilico tra il reale e l’assurdo.

  • Tu che eri ogni ragazza – Emanuela Cocco

    Tu che eri ogni ragazza – Emanuela Cocco

    14.00

    Dopo l’omicidio della figlia un uomo trascorre le giornate alla stazione di Roma Termini distribuendo monete ai mendicanti: tutti lo chiamano Gesù. La sua storia incontra quella di Jungla, quindicenne afasica e goffa seguita dai servizi sociali. La ragazza, giocatrice compulsiva di Red Jungle, un macabro gioco online, alterna momenti di apatia a esplosioni di rabbia, ed è fuggita di casa. Sulle sue tracce si muove Duca, una giovane educatrice a cui la ragazza era stata affidata, mentre, in uno spazio virtuale, un uomo e una donna duellano a colpi di storie nere, incitando il pubblico a votare quella che suscita la loro pietà.

    Un romanzo sinfonico, che apre il sipario su un’umanità denudata, sporca, talvolta ignobile, per cui ogni cosa è sola.

  • Gli Affetti Provvisori – Anna Adornato

    Gli Affetti Provvisori – Anna Adornato

    14.00

    Questo romanzo è un cerchio dove tutto inizia e poi si attorciglia e ritorna al Disamore da cui è partito, l’assenza dell’amore e peccato originale coincidono senza via di risoluzione. Sophia sta ferma e aspetta. Sta seduta a un tavolo invisibile e aspetta immobile. Ha un ragazzo che non ama, con brutte scarpe e un certo sovrappeso, il cui unico pregio sembrerebbe quello di avere una casa di proprietà che può accoglierla; ha un padre che ne monitora i cambiamenti di peso valutandone la circonferenza dei polsi; una madre che si è rotta, strappata negli angoli più bui della mente dopo la nascita del secondo figlio, e la cui infelicità irrevocabile è la tara che Sophia riceve in dote.

    Una narrazione familiare dove il Tempo è l’offesa più grande, perché laddove esiste il Tempo, è impossibile la scelta, “scegliere e sbagliare e non avere più tempo”, è questo che terrorizza. La Fine esiste e nessuno si muove perché la Fine esiste, inappellabile.